lunedì 3 novembre 2014

Quale curiosa coincidenza riguarda i Nobel per la fisica del 1906 e del 1937?

Sia il Nobel del 1906 che quello del 1937 furono attribuiti per studi sull'elettrone.

In entrambi i casi a vincerlo fu un membro della famiglia Thomson: Joseph John Thomson nel 1906 e suo figlio George Paget Thomson nel 1937.
Ma l'evento non è poi così strano: nella storia del Nobel ci sono sei coppie padre-figlio che si sono aggiudicate il premio.

Il fatto davvero curioso è che J.J. Thomson vinse il Nobel per la Fisica nel 1906 dimostrando che l'elettrone è una particella, mentre il figlio G.P. Thomson lo vinse nel 1937 dimostrando che è un'onda.

Per chi se lo chiedesse: avevano ragione entrambi, è il fenomeno noto come dualismo onda-particella.

Per onor di precisione G.P. Thomson vinse il Nobel insieme a Clinton Joseph Davisson.

Le donne hanno più cervello degli uomini?

In termini di peso... no.

In termini di utilizzo... figurarsi se mi avventuro in un ginepraio del genere: ognuno creda ciò che vuole.

Il cervello dell'uomo pesa in media 1380 grammi, mentre quello della donna 1250 grammi, per una differenza piuttosto significativa sia in termini assoluti (130 g) che relativi (10%).

In ogni caso il peso del cervello non arriva oltre i 1500 grammi.

Nell'immagine la famosa radiografia della testa di Homer Simpson con il cervello in grande evidenza soprattutto per la sua quasi assenza.

Qual è l'organo più grande del corpo umano?

La pelle.

E non di poco.

In media la pelle di un adulto pesa quasi undici chili, mentre il secondo organo, il fegato, non arriva neppure al chilo e mezzo. Circa un etto più indietro sta il cervello, il terzo in graduatoria.

Di seguito il peso medio dei cinque organi più pesanti del corpo umano.

Pelle: 10895.10 g
Fegato: 1493.79 g
Cervello: 1315 g
Polmoni: 1111.67 g
Cuore: 263 g

I fulmini non colpiscono mai due volte nello stesso posto?

Con buona pace del detto, i fulmini colpiscono diverse volte negli stessi luoghi.

E col beneplacito delle leggi della fisica, se un fulmine colpisce in un luogo ci sono ottime probabilità che tornerà a colpire proprio lì.

Ne sanno qualcosa i parafulmini montati sulle strutture elevate come i grattacieli o la Torre Eiffel.

Il motivo è piuttosto semplice: una scarica elettrica cerca il percorso più breve per manifestarsi quindi se non cambiano significativamente le condizioni atmosferiche o geometriche i fulmini tenderanno a colpire nelle immediate vicinanze dei luoghi in cui hanno già colpito.

Potete riprodurre e osservare il fenomeno in piccolo, senza aspettare il prossimo temporale, ricorrendo a un accendigas elettrico.

Quanto pesa una nuvola?

Come tutte le domande del genere non è possibile dare una risposta se non in media.
E in media una nuvola pesa 500 tonnellate, più o meno quanto cento elefanti.

Questo è il peso calcolato dalla ricercatrice Peggy LeMone per un cumulo - la nube più comune - di medie dimensioni.

Sebbene il calcolo passi per una formula piuttosto semplice (Peso = Volume x Densità) sia il volume che la densità di una nuvola sono valori che possono solo essere stimati: le nuvole non hanno una forma semplice e definita e sono soggette a fluttuazioni di densità sia per tipo, che per quota, che al loro stesso interno.

E' il motivo per cui altri scienziati stimano pesi diversi, ma in generale sempre nell'ordine di un bel po' di elefanti. Non proprio il primo dei nostri pensieri quando abbiamo la testa tra le nuvole.

Quante formiche ci sono al mondo?

Ovviamente dire un numero esatto non è possibile.

Si può però dare un ordine di grandezza.

I ricercatori Bert Hölldobler e Edward O. Wilson nel loro libro che ha vinto il premio Pulitzer The Ants [Le formiche] stimano che sulla terra ci sono sempre all'incirca dieci milioni di miliardi di formiche vive.

Per metterla in numeri:
- formicheumani 10000000000000000
- umaniformiche               7000000000

Secondo voi pesano di più tutte le formiche o tutti gli umani?

Perchè le zebre hanno le strisce?

Secondo gli ultimi studi per evitare i morsi degli insetti.

Diversi studiosi si sono chiesti a cosa servisse il mantello delle zebre, tra questianche Charles Darwin.
Negli anni si sono affermate cinque possibili spiegazioni: evitare i morsi degli insetti, mimetizzazione, confondere i predatori, abbassare la temperatura corporea e aiutare gli animali a interagire socialmente.

Evitare i morsi degli insetti può sembrare una banalità, ma la continua esposizione ad animaletti come tafani e mosche tsetse espone gli animali non solo al rischio di trasmissione di infezioni, ma anche ad una perdita di sangue notevole (diverse centinaia di millilitri al giorno) e nessuno dei due fattori è da sottovalutare in un ambiente estremamente competitivo.

La mimetizzazione può far sorridere visto che ai nostri occhi le zebre risultano visibilissime, ma non si deve dimenticare che diversi animali hanno una percezione diversa del colore - i leoni non li percepiscono affatto, per esempio - quindi il manto a strisce bianche e nere può risultare meno visibile di uno a tinta unita, specie nell'erba alta.

L'effetto di confusione sui predatori deriva dal fatto che le zebre sono animali sociali: se un predatore o un gruppo di predatori si avvicina al branco queste fuggono in massa e l'alternarsi delle strisce rende difficile la percezione della singola preda: il branco appare quasi come un unico animale striato con i contorni del singolo individuo che si perdono nel mare di contorni creato da ogni striscia.

L'abbassamento di temperatura corporea è stato ricondotto a diversi fattori.
La spiegazione più semplice è che il bianco assorbe meno i raggi solari, ma se le zebre fossero completamente bianche sarebbero facilmente individuabili dai predatori. Da qui le strisce.
Altri hanno ipotizzato spiegazioni più complesse. C'è chi sostiene che le strisce ricalchino i depositi di grasso dell'animale, aiutandolo così a regolare la temperatura e chi ipotizza che i diversi colori del mantello creino zone a diversa temperatura e pressione risultanti in una microventilazione in prossimità della pelle dell'animale che lo aiuterebbe a restare più fresco.

Le interazioni sociali regolate dalle strisce spaziano dalla possibilità per gli animali di riconoscersi visivamente alla segnalazione della bontà come partner.
In effetti i manti delle zebre sono diversi da individuo a individuo ma non è dato sapere se le zebre sappiano riconoscersi grazie a loro.
Quanto alla qualità riproduttiva dell'animale va notato come ferite e cicatrici creino discontinuità visibili nelle strisce: un animale che vanta un manto privo di irregolarità è quindi in grado di evitare ferite e predatori. Un ottimo requisito, insomma.

Dato che ognuna di queste spiegazioni ha un certo livello di ragionevolezza, il consenso generale era che non ce ne fosse una predominante e che il motivo alla base delle strisce delle zebre fosse l'insieme di tutti quei fattori.

Questo finchè un gruppo di studiosi californiani ha deciso di fare un'analisi statistica dei vari elementi in gioco, tra l'altro senza limitarsi alle strisce delle zebre.
E il risultato è stato che le strisce - non solo quelle delle zebre - intervengono quando l'animale in una zona in cui le mosche che si nutrono di sangue sono più attive.

Fin dagli anni '30 del '900 è noto che le mosche preferiscono posarsi su superfici completamente bianche o completamente nere. Recentemente uno studio ungherese ha confermato che non solo i tafani hanno un interesse minimo per i motivi striati, ma che il loro interesse diminuisce all'assottigliarsi delle strisce.

Va comunque precisato i risultati del team californiano non si basano sull'osservazione diretta del fenomeno quindi non sappiamo se effettivamente le zebre vengano molestate meno dagli insetti che pungono: secondo alcuni studiosi l'aver semplicemente analizzato dei dati con un modello matematico è il principale limite dello studio che, pertanto, potrebbe non essere affatto conclusivo.